francescamariabersani blog

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I love you … colf / racconti vintage


Norilyn era carina, minuta, discreta, efficiente e sempre allegra. Di un’allegria contagiosa. Una miniera di saggezza domestica. E se qualche volta si scordava di venire e ti telefonava la sera dopo per avvisarti, come se nessuno se ne fosse accorto, la prendevi quasi a ridere. “Mi raccomando, la prossima volta avvertimi!”. Si, ci, certo, scusa, ciaoooo!”. Succedeva di nuovo. Inezie. C’era una volta Norilyn. Ora fa la mamma, anche perchè il marito, italiano, non vuole che lavori. E a lei dispiace. Viene da un’isola delle Filippine dove le casette guardano un mare azzurro chiaro, la sabbia è bianca e sconfina con distese di prati verdi. C’era una volta. Dopo di lei, un vivace viavai di persone provenienti da tutto il globo terracqueo. Un mix di culture, colori e religioni che farebbe gola persino un docente di antropologia sociale. Purtroppo per loro e soprattutto per chi è colf-dipendente, però, nelle case entrano spesso fanciulle allegramente approssimative e tiranne. Rischiano, ma sanno che avete fame di loro. Forse invecchiando sono diventata una rompiscatole troppo esigente. Ormai sono prevenuta”, vi chiedete la sera, prima di prendere sonno. Avete paura e vi comportate come quando, deluse da un amore, non ne vorreste più sentir parlare.”Troppo faticoso, vi dite. Meglio sole.  E poi, stremate,  ci ricascate. Se siete fortunate, avrete un nuovo nome senza cognome e un numero di cellulare senza l’indirizzo di casa perchè è “lontana”. Non voglio contributi. Io me li verso da sola” esordisce la vostra nuova ancora di salvezza. “Ma non è giusto e non voglio rischiare una  multa, replicate con foga. Noooo!!!, diciamo che siamo amiche. E così che spalancate la porta e vi arrendete alla nuova creatura che, credete, risolverà  tutti i vostri problemi esistenziali. “Devo fare più ore possibili perché devo guadagnare” dice Tanza, dalla Romania. Carina, slanciata, lineamenti delicati, occhi azzurri, capelli biondi e voce suadente. Ha gusto nel vestire. Evviva! Ho trovato “la donna della mia vita” !!!  Qualche maligno in casa la soprannomina “la principessa dei Carpazi”. Non è giusto, solo perchè Tanza ha un portamento impettito, di chi è fiero delle sue origini e che sta cercando con il giusto orgoglio di costruirsi una vita migliore in un Paese straniero e a volte ostile. Ma il maligno incalza facendo notare che non sorride mai. Ha una situazione difficile, come puoi pretendere che abbia voglia di essere allegra. Sei crudele e cinico” replicate con foga, deluse dal poco tatto. Ma la luna di miele dura poco. Il telefonino della bella e malinconica Tanza squilla in continuazione. Lei risponde al solo marito che ha, alla sorella, all’altra sorella e all’amica.  E lentamente vi rendete conto che avete spalancato le braccia, ancora una volta, alla persona sbagliata e che la pagate perchè possa stare al cellulare. In casa vostra. Avete dispensato consigli e ricerche su Internet per il fratello gravemente malato, asciugato lacrime, condonato forfait per passeggiate con amica nei guai.  Basta! Dopo notti insonni, dubbi e sensi di colpa, finalmente riuscite a non dire quello che vorreste ma a liberarvene. Mi dispiace ma non abbiamo più bisogno di te. Grazie” sussurrate, pensando con terrore ad un futuro senza alcuna alternativa alla cellulare-dipendente. Ma si, ora si fa da soli. Ci proviamo. La casa precipita nel caos in men che non si dica. “Com’è vissuta e allegra “, dice pietosa l’amica che viene a trovarvi. “La mia è così anonima e fredda . No. La verità è che la tua è pulita e ordinata, replicate un pò divertite e un pò mortificate. Nel frattempo la montagna di cose da stitare ai vostri occhi sta assumendo le sembianze di un mostro che cresce a vista d’occho e urla sempre più forte la voglia da asse da stiro. Correte dalla vostra vicina che vi aveva parlato di una certa … Arriva Nina.  E’  moldava. Mio Dio, il suo è uno dei Paesi più poveri dell’est Europa “ dice vostro marito.  Eccola, è arrivata ed è sulla soglia di casa.  “E’ solo una prova” puntualizzate. Lei annuisce.   “Io lavoro bene” dice con aria materna. Lei è entrata in casa vostra con in dote una mole e un’età rassicurante. E in più, vi ha abbracciato e baciato. Tutto questo solo per una possibile opportunità di lavoro. “E’ un’usanza moldava, quella del bacio”, vi spiega la vicina.  Nina ha due figlie piccole che ha dovuto lasciare al suo paese. Siete madri e…  Lei si muove veloce e sicura. Tanto sicura. Troppo sicura. L’aspirapolvere spatte sulla bianca parete dello spazioso corridoio, lasciando tracce del suo passaggio. Uno straccio bagnato riposa da tempo immemorabile sul vostro prezioso parquet di rovere. “Ma Nina ti avevo detto che...”. Lei sorride e scopre i suoi due canini d’oro. Tu sembri moldava. Anzi, sorella mia”, dice la vostra personale maga Magò di un metro e ottanta. “Grazie“, rispondete mentre correte a guardarvi allo specchio, in preda al panico. Anche lei si guarda allo specchio. Prima di lasciare la vostra casa. Deve prendere tre autobus per andare a lavorare dall’alta parte della città. Si spazzola i capelli. Con la vostra spazzola. E’ la seconda volta che lo fa. Deglutite. Poi, con nonchalance e ridendo di un pessimo riso finto-disinvolto dite:  “Pensavo di regalarti una spazzola come quella se ti piace tanto.” Lei continua a pettinarsi e non vi degna di uno sguardo. “Io ho spazzola in borsa. Deglutite di nuovo, respirate e sibilate: “ Allora perchè non usi a tua?”. Si gira e con aria offesa vi spiazza un’altra volta. “Guarda che ho capelli puliti”.  Non sono esattamente puliti ma …è’ una questone di educazione“, provate a sussurrare con le lacrime che fanno capolino. Educazione? Ah, ah, ah e se ne va. Nina è zelante. Mette in ordine tutte le cose fuori posto. Le bollette, nel Magazine del Corriere della Sera della scorsa settimana. Le presine per il forno nel cassetto della biancheria del vostro bambino, dove finiscono anche due paia di collant e uno di boxer del coniuge. Nina, per favore, attenzione al parquet. Il telecomando e i telefoni senza fili a forza di cadere si rompono, il computer  …” E rispiegate che il legno si rovina con lo straccio intriso d’acqua sopra e che non tutti i pezzi di carta che trova in giro devono finire nella spazzatura o in qualche anfratto misterioso che solo lei può immaginare.

 “Abbiamo quella cera liquida che ti ho già mostrato. E’ fantastica. Usala per favore“. Lei dice “vabbene. Prossima volta faccio come tu vuoi. Prossima volta fa come lei vuole fare. Esauste, passate alle maniere brusche. “In questa casa, mi dispiace, decido io. Anche se sbaglio”. Ok. Faccio come tu vuoi”. Parole al vento. Nina vuole essere messa giustamente in regola tra due mesi. E voi? Ora voi, alla sola prospettiva di averla in casa per gli anni a venire, che lavi a mano un altro tappetino IKEA senza motivo e che si arrabbi con me perchè la ruota dell’aspirapolvere SI E’ ROTTA DA SOLA … “Nina aggiusta,  attacca con la colla“. Aiutooo!!! “Nina, mi raccomando alle 8.30 di giovedì, non prima”. Lei arriva sempre alle 8.15, quando in casa c’è ancora chi corre in bagno a lavarsi in desabilleé. Sembra sia libero di farlo. “Non ti  preoccupa, io non guardo. Voi fate io non guardo. Dopo, devo andare all’altro lavoro e non arrivo in tempo. “Ma abbiamo preso degli accordi, e ora tu li rispetti. Se non ti va bene…”. Non avete ancora il coraggio di finire la frase. “Va bene, va bene, dice Nina con l’aria di chi vi fa un favore. “Vengo 8.30. Giovedì mattina il citofono suona alle 8.20.

francesca maria bersani

foto di francesca maria bersani

17.02.06

pubblicato su utilefutile magazine

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